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L’Italia invecchia. I vecchi fanno figli. Qualcosa di antropologicamente nuovo si affaccia all’orizzonte.

Fare figli dopo i cinquant’anni – 2

Pubblicato da bibop su 4 novembre 2006

vecchio e bambino

Dopo l’introduzione dell’argomento (vedi più avanti “Fare figli dopo i cinquant’anni”), ho fatto una breve indagine tra conoscenti ed amici. Ecco alcune risposte sulle motivazioni di chi fa figli dopo i cinquant’annni.

La vita media si è allungata, la terza età è vitale e creativa, il benessere è diffuso: è meglio occuparsi di un nuovo figlio piuttosto che passare il tempo a chiedersi come passare il tempo.

Quelli che fanno figli da vecchi sono degli sconfitti (loosers, perdenti) che hanno rinunciato, per pavidità o per incapacità, a lottare per prevalere tra gli altri uomini, e decidono quindi di dare importanza alla cosa più facile, una cosa che sanno fare tutti, anche le bestie, quella di fare figli.

Il ruolo dei genitori ormai è limitato perché all’educazione dei figli ci pensano la Tv e internet. I genitori servono solo a tirare fuori i soldi. Quindi anche un vecchio va bene (è cretina, ma l’ho sentita).

Facciamo quanti più figli possiamo, se no diventeremo tutti cinesi o musulmani, un paese del terzo mondo … (questa è solo per gli stronzi)

Chi fa figli dopo i cinquant’anni? Dei saggi, che hanno capito cos’è veramente importante. Dunque fanno consapevolmente e bene una cosa che tutti fanno in modo più o meno superficiale, quella di fare figli.

Chi fa figli da anziano è un adulto mai uscito dall’adolescenza, un Peter Pan che si trova a suo agio solo con bambini e adolescenti, pedofilo potenziale, incapace di confrontarsi con adulti coetanei.

Fare figli in tarda età è un segno di intensa forza vitale, di tensione verso il futuro, di amore per la vita, di grande disponibilità di amore per l’umanità, di interesse per i vari progetti di vita, di capacità di stupirsi del miracolo della vita, di sanità mentale, di non conformismo.

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Fare figli dopo i cinquant’anni – 1

Pubblicato da bibop su 3 novembre 2006

vecchio e bambino

Siamo tanti e saremo sempre di più. Siamo dei pionieri. Siamo quelli che hanno deciso di fare figli un po’ da grandi, da quasi nonni, cioè dopo aver superato i cinquant’anni.
Non siamo i cinquantenni del secolo scorso (o di quell’altro ancora) che facevano figli anche da vecchi perché deresponsabilizzati, perché tanto ci pensavano le donne, perché tanto ne avevano già altri sette, perché più ne avevi e più producevi, perché erano ricchi e avevano le mogli giovani.
No, siamo una razza diversa, una nuova specie. Facciamo (o, più spesso, rifacciamo) figli nella terza età per scelta, perché ci sembra una buona idea, perché abbiamo più tempo libero e possiamo occuparcene meglio.
Ci tremano un po’ i polsi: ci attende un percorso umano poco sperimentato e sappiamo di correre dei rischi. Non abbiamo amici che hanno già fatto questa esperienza, né libri a cui chiedere consigli, non ci sono guide né manuali per noi. Non abbiamo altri strumenti di navigazione che noi stessi, oltre ad un testardo, stupido, inesplicabile, incosciente ed inguaribile ottimismo di fondo.
Non c’è più la società contadina, che accudiva i bambini di tutti: i nostri bambini non avranno nemmeno nonni giovani di supporto perché i nostri genitori sono invalidi bisognosi di cure o morti. E per di più lo Stato è sempre più avaro di aiuti all’infanzia.
Una strana, originale e misteriosa sollecitazione ci accomuna, e vorremmo scoprire cos’è. Siamo sicuramente protagonisti e testimoni di qualcosa di nuovo, di una specie di mutazione sociologica.
Ma la cosa non ci spaventa più di tanto. Come abbiamo fatto sempre nella vita, ci rimbocchiamo le maniche e cominciamo un’altra avventura, con la consapevole incoscienza che già in passato ci ha dato tante mazzate e tante soddisfazioni e con l’incosciente certezza che da qualche parte faremo uscire le energie, le competenze e le risorse necessarie.
Una buona idea, per noi e per i nostri figli (e per le compagne della nostra vita), è quella di scambiarci idee e pensieri, strategie ed esperienze.
E soprattutto farci coraggio.

Perché facciamo figli quando dovremmo fare i nonni?

Alcune risposte possibili (qual è la tua?)
- Fare figli è la cosa più importante della vita di un uomo, e il resto viene dopo.
- Ora ho più tempo da dedicargli/le.
- Ho ancora energie da spendere ed è sciocco sprecarle.
- Ho tanto da insegnare.
- Un padre saggio è meglio di un padre giovane.
- Mi farà compagnia e si curerà di me quando sarò vecchio.
- Mi piacciono i bambini.
- Finora non ne ho avuto il tempo, la possibilità, non riuscivamo ad avere figli.

Qualche paura (e le tue?)
- Non ce la farò (fisicamente) a giocare a pallone con lui/lei.
- Non gli trasmetterò la necessaria vitalità, la tensione nel sociale, l’entusiasmo per la progettualità, l’ambizione positiva, perché in me sono abbastanza spente.
- I suoi compagni avranno padri che potrebbero essere miei figli: il confronto con me potrebbe nuocergli.
- Morirò prima di aver cessato di essergli necessario.
- Non avrò il sufficiente tasso di sopportazione del casino e dei rumori, né l’attenzione, la curiosità, la cura, la pazienza necessarie per allevare dei figli.
- Mi romperò presto di tutta la tiritera che va dai pannolini alle notti insonni, le feste di bimbi, gli accompagni in piscina con le sudate negli spogliatoi, inglese, musica, elementari, medie, liceo, università e tutte le altre puttanate … aiutooooo!

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