Dopo l’introduzione dell’argomento (vedi più avanti “Fare figli dopo i cinquant’anni”), ho fatto una breve indagine tra conoscenti ed amici. Ecco alcune risposte sulle motivazioni di chi fa figli dopo i cinquant’annni.
La vita media si è allungata, la terza età è vitale e creativa, il benessere è diffuso: è meglio occuparsi di un nuovo figlio piuttosto che passare il tempo a chiedersi come passare il tempo.
Quelli che fanno figli da vecchi sono degli sconfitti (loosers, perdenti) che hanno rinunciato, per pavidità o per incapacità, a lottare per prevalere tra gli altri uomini, e decidono quindi di dare importanza alla cosa più facile, una cosa che sanno fare tutti, anche le bestie, quella di fare figli.
Il ruolo dei genitori ormai è limitato perché all’educazione dei figli ci pensano la Tv e internet. I genitori servono solo a tirare fuori i soldi. Quindi anche un vecchio va bene (è cretina, ma l’ho sentita).
Facciamo quanti più figli possiamo, se no diventeremo tutti cinesi o musulmani, un paese del terzo mondo … (questa è solo per gli stronzi)
Chi fa figli dopo i cinquant’anni? Dei saggi, che hanno capito cos’è veramente importante. Dunque fanno consapevolmente e bene una cosa che tutti fanno in modo più o meno superficiale, quella di fare figli.
Chi fa figli da anziano è un adulto mai uscito dall’adolescenza, un Peter Pan che si trova a suo agio solo con bambini e adolescenti, pedofilo potenziale, incapace di confrontarsi con adulti coetanei.
Fare figli in tarda età è un segno di intensa forza vitale, di tensione verso il futuro, di amore per la vita, di grande disponibilità di amore per l’umanità, di interesse per i vari progetti di vita, di capacità di stupirsi del miracolo della vita, di sanità mentale, di non conformismo.
